L’hantavirus è tornato al centro dell’attenzione dopo alcuni casi collegati a una nave da crociera, ma il tema va letto con attenzione. Non si tratta di un nuovo virus, bensì di un gruppo di virus zoonotici già esistenti e associati soprattutto a roditori, che possono trasmettersi nell’uomo in determinate condizioni.
Il punto centrale è capire come avviene il contagio. Nella maggior parte dei casi, il rischio non riguarda il semplice contatto casuale tra persone, ma l’esposizione a roditori infetti o ad ambienti contaminati.
Cos’è l’hantavirus e perché se ne parla
Con il termine “hantavirus” si indica una famiglia di virus trasmessi principalmente dai roditori. Questi animali possono rilasciare il virus attraverso urine, feci e saliva, contaminando ambienti chiusi, polveri o superfici, con cui una persona può entrare in contatto.
L’attenzione mediatica è aumentata dopo i casi segnalati a bordo di una nave da crociera. Il dato è rilevante dal punto di vista sanitario perché riguarda un episodio specifico, seguito dalle autorità internazionali, ma non significa che l’hantavirus si trasmetta facilmente nella vita quotidiana.
In Europa, gli hantavirus sono conosciuti soprattutto per forme che possono interessare i reni, mentre nelle Americhe alcuni ceppi possono causare quadri respiratori più gravi. Tuttavia, la gravità dell’infezione dipende dal tipo di virus coinvolto, dall’esposizione e dalle condizioni generali della persona contagiata.
Hantavirus sintomi: quali segnali conoscere
I sintomi dell’hantavirus possono essere molto diversi da caso a caso. Nelle fasi iniziali possono comparire disturbi generici, simili a quelli di molte altre infezioni virali.
Tra i sintomi possibili rientrano febbre, stanchezza intensa, dolori muscolari, mal di testa, nausea, vomito, dolori addominali e senso generale di debolezza. In alcune forme possono comparire anche tosse, difficoltà respiratorie o segnali di interessamento renale. L’ISS segnala inoltre che, nella sindrome polmonare da hantavirus, i sintomi possono comparire in genere dopo alcune settimane dall’esposizione.
Per valutare i sintomi, però, non basta guardare al quadro clinico. Conta molto anche la storia dell’esposizione. Il sospetto diventa più rilevante se una persona è stata in ambienti chiusi con presenza di roditori, ha respirato polveri contaminate o ha maneggiato materiali esposti a urine o feci di roditori.
Come si trasmette l’hantavirus?
La trasmissione dell’hantavirus avviene soprattutto attraverso l’inalazione di particelle contaminate. Questo può succedere quando si solleva polvere o si entra in contatto con materiali in ambienti dove sono presenti escrementi, urine, saliva o nidi di roditori infetti.
Il Ministero della Salute indica che il virus Andes (variante dell’hantavirus) è noto per una possibile trasmissione limitata tra persone, soprattutto dopo contatti stretti e prolungati. L’ECDC precisa inoltre che gli hantavirus europei non si trasmettono da persona a persona e non sono veicolati da insetti.
Il caso della nave, perché si parla del 21 giugno?
Il caso riguarda la MV Hondius, una nave da crociera dove sono stati segnalati diversi casi di malattia respiratoria grave associata al virus Andes, una variante presente soprattutto in Sud America. Secondo l’OMS, ad oggi risultano 11 casi complessivi, tra confermati, probabili e ancora in verifica, con tre decessi.
L’ipotesi al momento più discussa è che il contagio iniziale possa essere avvenuto prima dell’imbarco, durante un’attività di birdwatching nella zona di Ushuaia, in Argentina. Alcune ricostruzioni indicano una discarica frequentata anche da appassionati di osservazione degli uccelli come possibile luogo di esposizione. Le indagini stanno cercando di chiarire se il contatto sia avvenuto lì oppure in un altro momento del viaggio.
Come prevenire il rischio di hantavirus
La prevenzione dell’hantavirus riguarda soprattutto gli ambienti in cui possono essere presenti roditori. In caso di cantine, garage o locali rimasti chiusi a lungo, è consigliabile evitare di spazzare a secco se sono visibili escrementi, nidi o tracce di infestazione. Prima di pulire, è utile arieggiare l’ambiente, utilizzare guanti, mascherina e trattare le superfici con prodotti adeguati.
In presenza di febbre, forte malessere, dolori muscolari e difficoltà respiratorie dopo una possibile esposizione, è opportuno rivolgersi al medico e riferire il contesto del contatto.
L’hantavirus resta un’infezione rara, ma conoscere le modalità di trasmissione aiuta a riconoscere le situazioni a rischio e a prevenire possibili esposizioni.




