Intelligenza artificiale in Medicina: come sta cambiando il lavoro dei medici

da | Ott 27, 2026 | News | 0 commenti

Luca Testa

Intelligenza artificiale in Medicina, medico che utilizza strumenti AI per analizzare dati clinici e supportare le diagnosi.

L’intelligenza artificiale in Medicina è già entrata nel lavoro quotidiano di molti professionisti sanitari. Viene utilizzata per consultare studi scientifici, riassumere documenti, organizzare informazioni cliniche e supportare alcune valutazioni diagnostiche. Il suo impegno, però, solleva interrogativi importanti sull’affidabilità delle risposte e sulla tutela dei pazienti.

Le ricerche pubblicate nel 2026 mostrano una diffusione crescente di questi strumenti, ma anche una richiesta di formazione e controllo umano. Per chi studia Medicina, capire come funziona l’AI potrebbe diventare una competenza sempre più importante.

Intelligenza artificiale in Medicina, quanti medici la utilizzano?

Secondo l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, il 61% dei medici specialisti e il 61% dei medici di medicina generale coinvolti nelle rilevazioni ha utilizzato strumenti di AI generativa nell’ultimo anno. Tra gli infermieri la percentuale è invece del 37%.

Rispetto alla rilevazione precedente, la diffusione è aumentata di 35 punti percentuali tra gli specialisti e di 15 punti tra i medici di famiglia.

L’utilizzo riguarda soprattutto piattaforme generalista, come ChatGPT, non progettate specificamente per l’ambito sanitario. L’integrazione nelle strutture ospedaliere procede invece più lentamente, soltanto l’11% delle strutture coinvolte nella ricerca dispone di soluzioni di intelligenza artificiale a supporto della diagnosi.

Come viene usata l’AI nel lavoro dei medici?

Le applicazioni dell’AI in Medicina riguardano diverse attività, dalla gestione dei documenti all’analisi delle informazioni cliniche. Gli strumenti generativi possono aiutare i professionisti a consultare pubblicazioni scientifiche, riassumere testi complessi e organizzare dati, semplificando alcune operazioni quotidiane.

L’intelligenza artificiale trova però applicazione anche in ambiti più strettamente clinici, come il supporto alla diagnosi e l’interpretazione delle immagini diagnostiche. Si tratta di un utilizzo già presente nella pratica sanitaria, infatti, secondo il Politecnico di Milano il 24% dei medici specialistici coinvolti nella ricerca utilizza strumenti di AI a supporto delle diagnosi, sempre con la necessità di verificare i risultati attraverso la valutazione del professionista.

Tra le applicazioni più rilevanti figurano anche la preparazione della documentazione sanitaria e l’automazione di alcune attività amministrative. L’obiettivo principale è quello di ridurre il tempo dedicato alle operazioni ripetitive, lasciando maggiore spazio all’assistenza e al rapporto con i pazienti.

Ci sono rischi nell’utilizzo dell’AI in Medicina?

Nonostante le opportunità, l’intelligenza artificiale presenta limiti che richiedono particolarmente attenzione. Uno dei principali riguarda le cosiddette allucinazioni dell’AI, cioè la produzione di informazioni apparentemente credibili, ma inesatte o completamente inventate.

Sempre secondo il Politecnico di Milano, soltanto il 32% dei medici specialistici coinvolti nella ricerca dimostra consapevolezza di questo rischio, mentre il 17% possiede competenze adeguate per riconoscere contenuti artificiali o manipolati.

Un’altra criticità riguarda la protezione dei dati sanitari, soprattutto quando vengono utilizzate piattaforme non autorizzate per il trattamento di informazioni sensibili. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea la necessità di garantire sicurezza, trasparenza e supervisione umana.

Medici e intelligenza artificiale, manca ancora la formazione

Uno degli aspetti più importanti emersi dalle ricerche riguarda la preparazione dei professionisti sanitari. Nonostante il crescente utilizzo delle tecnologie, soltanto il 2% dei medici specialistici coinvolti nello studio del Politecnico di Milano presenta competenze buone o ottime in tutte le aree analizzate.

Le difficoltà riguardano soprattutto la capacità di interpretare criticamente i risultati, comprendere i limiti degli algoritmi e gestire le responsabilità associate al loro utilizzo.

Il problema interessa anche la formazione universitaria. Secondo un’analisi dell’OMS pubblicata nel 2026, soltanto un Paese su cinque nella regione europea offre percorsi formativi sull’AI ai professionisti sanitari prima del conseguimento della qualifica.

Cosa cambia per gli studenti di Medicina?

Per chi frequenta Medicina o sta valutando questo percorso universitario, l’intelligenza artificiale introduce nuove prospettive formative e professionali.

Accanto alle conoscenze tradizionali di anatomia, fisiologia e patologia, potrebbero assumere maggiore importanza competenze legate alle interpretazioni dei dati, alla valutazione degli algoritmi e all’etica digitale.

Saper utilizzare un sistema di AI, infatti, non significa necessariamente comprendere il funzionamento o riconoscere gli errori. Il futuro medico dovrà essere in grado di valutare le informazioni prodotte dalle tecnologie e confrontarle con le evidenze scientifiche.

Queste competenze potranno diventare sempre più rilevanti anche nei percorsi successivi alla laurea, comprese le diverse specializzazioni mediche, e nella formazione delle Professioni Sanitarie.

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